Inserito da: d'adamo vincenzo | Dicembre 11, 2009

concerto corale – lunedì 14 dicembre ore 19 – in cappella

Inserito da: d'adamo vincenzo | Novembre 21, 2009

Liberare la Libertà

 Liberare la Libertà

presentazione del libro di

p. Fabrizio Fabrizi  S.I.

Mercoledì 25 novembre 2009

ore 19:30

sala grande (all’interno della Cappella-Chiesa della Sapienza)

Intervengono:

p. Francisco González

Sonia Petruzzi

Lara Luciano

p. Fabrizio Fabrizi S.I. (autore)

  “Liberare la Libertà”

 Quale rapporto si stabilisce tra l’evento Gesù Cristo annunciato dagli scritti del Nuovo Testamento e l’Alleanza del Sinai dell’Antico Testamento? Di competizione e rottura o di continuità e compimento? Tale questione concerne direttamente il ruolo della libertà umana nella sua relazione con Dio e con il mondo: o di essere pura spettatrice dell’opera di Dio, oppure di cooperare con Lui nella costruzione di un mondo di giustizia e di pace. Solo nel secondo caso la libertà accede alla sua vera dignità, in quanto responsabile della volontà buona di Dio. Eppure quella umana è più una storia d’ingiustizia che una storia di bene, come se l’uomo fosse realmente incapace di agire al di fuori dell’orizzonte del “mors tua vita mea”. Per dirla con l’Apostolo Paolo: “Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Lettera ai Romani, cap. 7, vv. 18-19). Dobbiamo allora concludere che la libertà è un’illusione e che la storia umana è condotta da un destino cinico e baro? La Buona Notizia dei Vangeli afferma che per mezzo di Gesù Cristo l’uomo è reso da Dio capace di abitare il mondo con amore; di essere cioè svincolato dalla sottomissione al principio ego-centrico per essere reso capace di amare l’altro da sé e di amare se stesso con amore gratuito e non di possesso. In particolare, è il perdono, dono sommo della passione-morte-risurrezione di Gesù, il principio della nuova soggettività dell’uomo che, in forza di esso, è chiamata a costruire la storia umana. Pertanto, tra Antica e Nuova Alleanza non c’è competizione e rottura, ma continuità e compimento; lungi dal relegare l’uomo in una posizione di passività, il perdono di Gesù Cristo abilita l’uomo a compiere la volontà buona di Dio, ad essere suo partner. 

Inserito da: d'adamo vincenzo | Ottobre 23, 2009

La Sapienza per l’Abruzzo: dalle tendopoli alla nuova comunità

Durante l’emergenza terremoto in Abruzzo abbiamo lavorato insieme alla nostra Università,collaborando con la Protezione Civile. Ora diamo continuità all’amicizia e alla solidarietà, partecipando ad una serie di progetti gestiti direttamente da gruppi ed associazioni di giovani aquilani. Per questi interventi è attivo  il fondo “Cappella Sapienza Solidale”. Per le offerte detraibili dalle imposte o deducibili dal reddito imponibile vedi – http://www.uniroma1.it/cappella/solidale.php

Le collaborazioni  sono rivolte a:

universitari e giovani: cooperando alla ricostituzione di un tessuto sociale e culturale a partire dalle strutture d’incontro, come una sala studio ed una biblioteca universitaria nel nuovo insediamento di Bazzano, fino a promuovere eventi artistici

ragazzi e bambini: collaborando all’animazione e alla realizzazione di luoghi d’incontro

- doposcuola e sostegno scolastico

‑ laboratori di pittura, musica,  teatro e informatica

‑ ludoteca e cineforum

famiglie: sostenendo un consultorio per quanti sono provati dal dramma del terremoto e dal nuovo assetto sociale e relazionale, e che si trovano ad affrontare problematiche legate alla crisi di coppia, alla genitorialità, all’educazione alla sessualità, ai disturbi alimentari e all’integrazione

comunità religiose: continuando ad aiutare la parrocchia di Bazzano e gli altri gruppi religiosi presenti, favorendo ogni azione che sviluppi uno spirito ecumenico, di conoscenza, di rispetto reciproco e di cooperazione

Inserito da: d'adamo vincenzo | Giugno 28, 2009

attività in corso a L’Aquila, Bazzano, Onna e dintorni

Cari Amici,
vi aggiorniamo sulle attività in corso a L’Aquila, Bazzano, Onna e dintorni:

1. P. Franco, della Comunità della Cappella, propone l’ “ATTIVITA’ ESTIVA A CALASCIO (AQ)” dal 1 al 10 agosto, per universitari e giovani dai 19 ai 30 anni, dal titolo: “TI CHIAMERANNO RIPARATORE DI BRECCE, RESTAURATORE DI CASE IN ROVINA
PER ABITARVI. Insieme si crede meglio, si crede più a fondo”
(per i dettagli, vedi la locandina allegata)

2. Da 15 giorni (mentre avanzano i lavori per l’insediamento dei prefabbricati a Bazzano, in prossimità dello svincolo della superstrada) è stato collocato, nella “piazzetta” della tendopoli, il primo prefabbricato montato dagli abitanti del posto. Sarà adibito a luogo d’incontro e di ritrovo

3. Sabato 27 p.v., con la collaborazione della nostra amica Linda, ci sarà il concerto del gruppo musicale PPP, alle ore 21:00, nella tendopoli.

4. Intanto un gruppo di nostri giovani amici, che abbiamo accolto a Roma alla fine di maggio, nella zona di Monticchio – area sport, ha inaugurato una pizzeria-disco-pub (BIRLAND) attiva tutti i giovedì, venerdì, sabato, dalle 19:00 in poi ! Il lancio è stato molto promettente. Quando saremo in zona ricordiamocelo!
Abbiano notato che tutti i giovani si stanno dando da fare, nessuno è al campo inattivo!

5. A Vico Equense (costiera amalfitana) è in corso, in collaborazione con la Lega Missionaria Studenti, la seconda settimana di soggiorno, con i ragazzi dai 12 ai 16 anni. La vacanza procede bene, con la soddisfazione di tutti.

6. A Bazzano, insieme al Comitato Cittadino e alla Parrocchia si sta procedendo, con la nostra collaborazione, alla preparazione della FESTA DI SANTA GIUSTA, il 31 luglio e 1 agosto. E’ un’ appuntamento importante per la comunità locale, da non perdere…!

7. E’ sempre necessaria la collaborazione di medici/personale sanitario (il medico di base è presente nella tendopoli solo il lunedì pomeriggio) e di animatori esperti con i bambini. Sono state programmate, per i bambini e le mamme, delle giornate nei centri di vacanza estiva nei paesi vicini (Avezzano e costa adriatica).

Per collaborare: 347 8846341 (sapienza@gesuiti.it)
p. Vincenzo – Cappella della Sapienza

Inserito da: d'adamo vincenzo | Aprile 28, 2009

Cappella della Sapienza per l’Abruzzo terremotato

La Cappella della Sapienza per l’Abruzzo

Sono di ritorno da Bazzano (vicino Onna, L’Aquila), insieme a Simone M. ed Alessandro L. che in questi giorni hanno condiviso con me l’esperienza dei terremotati. Desidero comunicarvi alcune informazioni sui servizi che abbiamo attivato ed invitarvi a coinvolgervi e a collaborare. Grazie, p. Vincenzo

 

Abbiamo stabilito il nostro “campo base” presso la tendopoli di Bazzano che è diretta dalla “Misericordia”, un organismo delle Protezione Civile. Da questo campo abbiamo attivato una serie di collaborazioni, estesa anche ad altre tendopoli, in sinergia col MAGIS  (Movimento e Azione dei Gesuiti Italiani per lo Sviluppo) e con la Lega Missionaria Studenti (LMS) dei gesuiti, per i seguenti servizi:

1. Sanitario (riservato a medici, specializzandi, infermieri e farmacisti)

2. Gestione dei campi, con varie mansioni pratiche (magazzino, dispensa, cucina, …)

3. Animazione (bambini, giovani ed anziani)

4. Informatizzazione (data entry) con la Protezione Civile

5. Servizio religioso, per le comunità locali e i volontari, in collaborazione con i Parroci

 

Quanti desiderano partecipare, con turni di volontariato, devono:

-  assicurare una permanenza di almeno una settimana (dal sabato mattina al sabato sera)

- far riferimento alla Cappella della Sapienza, mediante cellulare (preferibilmente sms) al numero

   3478846341, per comunicare le proprie particolari competenze e le disponibilità di date, per  

   ricevere le adeguate istruzioni, per accreditarsi – mediante il nostro organismo MAGIS – alla

   Protezione Civile

-  essere disponibili a dislocarsi nelle varie aree di servizio in loco, secondo necessità

-  registrarsi alla tendopoli di Bazzano, iscrivendosi in loco alla “Misericordia” di Roma (Castel

    Giubileo) e versando la quota assicurativa annuale di euro 36,00 presso il Governatore della  

    tendopoli

- equipaggiarsi di abbigliamento adeguato (pesante per la sera, leggero per il giorno), scarpe

   impermeabili, necessario per l’igiene personale (un catino, amuchina, salviette igienizzanti), sacco

   a pelo ( o lenzuola), federa per cuscino, torcia elettrica, cappello per il sole, k-way, …  

 

Raccolta e catalogazione del materiale destinato ai terremotati.

Invitiamo, in particolare coloro che non possono recarsi in Abruzzo, a collaborare ai turni di permanenza in Cappella, presso l’Accoglienza (ore 9,00-12,30/ 16,00-19,00), per la raccolta di materiale.

Questi aiuti devono essere consegnati ed organizzati in contenitori distinti (buste o scatole) secondo la tipologia, con l’indicazione del rispettivo contenuto. Gli alimenti devono essere non deperibili prossimi alla data di scadenza. I vestiti (primaverili ed estivi)  solo se nuovi e confezionati. Per l’animazione, è preferibile il materiale scolastico e di cancelleria.

 

Contributi in denaro – Progetto Aquila

Il fondo di solidarietà “Cappella Sapienza Solidale” è attivato per la raccolta di contributi per i terremotati in Abruzzo. Essi saranno destinati esclusivamente a progetti (accuratamente vagliati) di ricostruzione materiale, spirituale, sociale e culturale gestiti direttamente da gruppi o associazioni locali delle comunità de L’Aquila e Provincia. Per le offerte, detraibili dalle imposte o deducibili dal reddito imponibile, suggeriamo le seguenti modalità:

 

Bollettino postale intestato a MAGIS:  c/c postale n. 909010 

via degli Astalli, 16 – 00186 ROMA.

Causale obbligatoria: CAPPELLA SAPIENZA SOLIDALE – Progetto Aquila

   

Bonifico bancario intestato a MAGIS:  c/c bancario n. 509259

CIN: Y – ABI: 03069 – CAB: 3200 – C/C: 100000509259
IBAN: IT07 Y030 6903 2001 0000 0509 259
BIC: BCITITMM
Intesa San Paolo IMI  S.p.a. – Filiale di Roma

via Stamperia, 64 – 00186 ROMA

Causale obbligatoria: CAPPELLA SAPIENZA SOLIDALE – Progetto Aquila

 

 

 

 

 

Inserito da: d'adamo vincenzo | Marzo 23, 2009

Scienza, Fede, Stupore quindi…

Ai giovani universitari (studenti, dottorandi e ricercatori).

Vi invitiamo ad un laboratorio seminariale che vuole essere un momento di incontro

riservato ai giovani universitari dal titolo:

SCIENZA, FEDE, STUPORE QUINDI…

 sabato 28 Marzo 2009, dalle ore 17:30

presso la sala grande della Cappella della Sapienza.

Tradizionalmente nelle riunioni che trattano il tema “Fede e Scienza”

si assiste all’intervento di uno o più relatori invitati dagli organizzatori,

quindi si sviluppa il dibattito-discussione con le domande del pubblico.

Noi vorremmo proporvi un incontro senza relatori esterni;

un confronto nel quale siamo noi universitari i protagonisti.

Scienza, Fede, poi Fede e Scienza,

oppure Scienza e Fede, ancora il rapporto Scienza-Fede…….ma…
perché non provare a superare il tradizionale paradigma,

il modo ormai diffuso d’intendere questo binomio,
l’abituale modo di parlarne?

Se siete interessati a partecipare all’incontro  di sabato 28 p.v.  
vi chiediamo di confermare la vostra presenza tramite mail

(all’indirizzo: maria.jokeating@gmail.com)
e di portare l’immagine (stampata) di una scoperta scientifica,

o un grafico, o la riproduzione di un prodotto culturale (sia esso di Scienza umanistica o tecnica):

ad esempio, uno studio poetico, o un ritrovamento archeologico, o una pubblicazione significativa…

acquisizioni scientifiche e culturali, insomma, che suscitano in voi il sentimento dello stupore…

Dopo l’incontro, per chi volesse,

andremo a mangiare insieme una pizza a San Lorenzo.

Ciao, Maria S

maria.jokeating@gmail.com

 

Comunità della Cappella

sapienza@gesuiti.it  

www.uniroma1.it/cappella

Inserito da: d'adamo vincenzo | Febbraio 5, 2009

In principio era Galileo

IN PRINCIPIO ERA GALILEO. PROGRESSO SCIENTIFICO,

MONDO DELLA VITA E RELIGIONI

 

 

La più importante fonte comune della ricerca di senso, di significato e di speranze per la nostra vita personale e sociale, è costituita oggi dalle conoscenze scientifiche e dalle applicazioni tecnologiche. Nella vita morale e nel suo concretizzarsi in scelte e decisioni, negli orientamenti del bene personale e collettivo, nel confronto etico, nelle scelte di “valore”… non ci si orienta ad altre risorse culturali così generali come a quelle scientifiche. Le consapevolezze derivanti dalle conoscenze sono acquisite socialmente, o divulgate a livelli diversi, con esiti  talvolta distorti o contraddittori, a svantaggio della crescita delle singole persone e a detrimento dello sviluppo collettivo. E’ necessario quindi un impegno maggiore nella condivisione delle acquisizioni di sapere, in termini generali e critici, da parte delle agenzie formative ed informative e delle aggregazioni ed associazioni culturali operanti nella socializzazione di base.

Gli sviluppi del nostro vivere sociale, i processi normativi, gli orientamenti del diritto e dell’elaborazione giuridica, ci pare siano anch’essi ampiamente correlati, sotto il profilo antropologico e pratico,  al senso diffuso del sapere scientifico, ovvero ai suoi criteri, ai suoi metodi, ai suoi esiti, alle forme esistenziali alle quali questi danno luogo. Pensiamo in particolare al dibattito attuale, al travaglio relativo allo specificarsi della dottrina positiva ed al concretarsi delle norme sui temi del “mondo della vita”. Certamente gli argomenti specialistici, dal  “biodiritto” alle neuroetiche, sono meno connessi alla vita ordinaria, quotidiana, di tanti cittadini. Ma il dibattito generalizzato su questioni bioetiche, quali il testamento biologico e “l’origine e il fine vita”, per esempio, interpellano immediatamente le coscienze e sono emblematici dell’incontro/scontro, dell’interazione tra cultura scientifica, attese delle persone e complessità del discernimento etico e giuridico. Pensiamo al grande impatto che ha sulla sensibilità popolare e al coinvolgimento che suscita da tempo – non solo per l’induzione mediatica – le vicende di Eluana Englaro e della sua famiglia.

Potremmo ulteriormente sviluppare la considerazione di temi urgenti, che stanno a cuore alla sensibilità civile, quali le problematiche energetiche, ambientali…(sentite con acutezza in particolare dalle giovani generazioni), che mettono in subbuglio il senso di sicurezza nello sviluppo, dell’effettiva capacità/possibilità di intervenire adeguatamente con le risorse scientifiche sulle contraddizioni dei procedimenti tecnologici, della volontà comune di garantire interessi vitali a livello planetario.

 

Ebbene, su questi scenari odierni vorremmo collocare i due riferimenti essenziali del nostro convegno: Galileo e l’ origine dello sviluppo scientifico da una parte; le dinamiche culturali, esistenziali e i processi vitali insieme alle religioni, dall’altra.

 

Galileo storicamente è all’origine, la sua vicenda si colloca al “principio” dello sviluppo scientifico occidentale. Nella storia del pensiero Galileo viene unanimemente considerato il fondatore della scienza moderna. Con lui, infatti, si opera quella trasformazione del modo di conoscere – nota come Rivoluzione Scientifica – dove la ragione si costituisce su nuove basi e la comprensione del reale viene concepita con i processi del pensiero matematico. La scienza della natura cessa di essere un’opera di contemplazione, come per secoli è stata concepita, e diviene un’opera dinamica di approfondimento, di decifrazione, di sperimentazione, di manipolazione. Si tratta di una novità radicale, di una vera riforma della conoscenza; la pratica della ragione si struttura su basi diverse, matematiche, sostituendo, al mondo reale dell’esperienza del senso comune, il mondo formalizzato delle teorie scientifiche. Con la nuova scienza si diffonde anche una “nuova razionalità” che, per esprimersi attraverso il simbolismo logico-matematico, deve interpretare il complesso dei fenomeni naturali secondo criteri che si adattano allo schema della previsione e del controllo. Ciò significa sostanzialmente una differente mentalità, ossia una “nuova logica” e un mutamento in profondità dell’atteggiamento dell’uomo nei confronti della conoscenza, della natura, della vita e del suo modo di interpretarla, descriverla e comprenderla.

Nel caso “Galileo” un aspetto emblematico e controverso è rappresentato dalla questione del metodo scientifico e dell’interpretazione delle Sacre Scritture. Ovvero, del rapporto tra la conoscenza scientifica e la rivelazione, che è a fondamento della verità religiosa, della dottrina della chiesa, dell’interpretazione tradizionalmente sacrale della natura nel suo insieme, quindi dell’uomo e del suo ambiente cosmico.

Nella mentalità corrente è tuttora diffusa l’idea dell’inconciliabilità tra la conoscenza scientifica e il sentimento religioso. L’esperienza di Galileo quindi costituisce ancora una chiave di volta rappresentativa non solo della crisi del rapporto dello sviluppo scientifico con la tradizione cristiana, ma anche dell’impatto del metodo sperimentale con tutte le esperienza religiose nella modernità. Certamente si possono considerare in termini specifici le estremizzazioni del pensiero, in un senso o nell’altro: lo scientismo ideologico da una parte (che pretenderebbe una sorta di “abiura della fede” dalla vita contemporanea, disconoscendola) e il fondamentalismo religioso dall’altra (che pretenderebbe la negazione culturale dell’autonomia della scienza e della sua validità). Forse un certo laicismo unilaterale, scientista, intende quasi “vendicare” il Galilei e rendere la pariglia al dogmatismo religioso? Forse un certo fariseismo religioso, dogmatico e supponente, vuole a tutti i costi giustificare il suo passato e non ammettere il ritardo culturale, anche teologico, sul presente?

 

Di certo, le religioni sono le istituzioni maggiormente “in travaglio”, a motivo degli straordinari cambiamenti culturali in atto (e questo è il secondo versante, prospettico, della nostra proposta di riflessione). Forse le religioni, e non solo in occidente, avrebbero dovuto, da tempo, valutare meglio gli esiti prodotti dalla vicenda Galileo, le conseguenze e le potenzialità storiche in essa insite,  prendere compiutamente coscienza della novità del metodo scientifico, della incidenza della scienza moderna, del profondo impatto che essa ha sulla cultura, sui saperi tradizionali, sulla qualità della vita, sui sistemi politici, sulle forme del diritto, sulla complessità dei problemi etici, sulle questioni del senso, sulle domande circa l’origine ed il fine dell’esistenza. Sembra esserci una distanza incolmabile tra i dettami religiosi e le espressioni culturali della contemporaneità. Eppure, all’interno di questa tensione, la ricerca spirituale procede, mira ad una sintesi possibile, significativa e  convincente.

 

Col nostro incontro, perciò, intendiamo aiutarci a rispondere meglio ad alcuni interrogativi: la religione, le religioni (intese come strutture culturali animate da tradizioni e convinzioni condivise, come istituzioni sociali e storiche), e le scienze come si pongono oggi rispetto all’insieme delle imponenti trasformazioni in atto? Quale pensiero producono? Come sviluppano i loro valori in rapporto alle sfide della modernità? Quali strategie culturali e sociali adottano? Con quali esiti? Quali atteggiamenti provocano nel tessuto sociale? In modo particolare ci chiediamo: che cosa sta avvenendo nei grandi movimenti religiosi monoteisti, nell’Islam, nel Cristianesimo, rispetto agli sviluppi del pensiero scientifico? E nel mondo scientifico, nella ricerca, come si procede in considerazione degli interessi economici e politici che sono in gioco? E come tutto questo insieme di fattori tendono a proiettarsi, nel pubblico e nel privato, sulla nostra vita di cittadini, sulla nostra esistenza condivisa al ritmo della quotidianità, ma non chiusa né insensibile alle grandi attese, alle speranze che animano il cuore dell’uomo nella vita sociale?

 

 

Note a cura di p.Vincenzo D’Adamo S.I.

Sapienza Università di Roma

Associazione Culturale “Balbino del Nunzio” – Padova

 

 

 

Inserito da: d'adamo vincenzo | Luglio 31, 2008

A Margherita Hack: il razionalismo cancella la speranza

Cara Margherita, ho letto la tua recente intervista pubblicata da ‘Liberazione’ il 14 giugno scorso con il titolo ‘Come posso credere che ci sia qualcuno che crea tutto e poi ci dice: scopritelo?’. Al termine della lettura ho provato un senso di profonda tristezza, mi è rimasto dell’amaro in bocca che non riuscivo ad eliminare: per l’affetto che ti porto – nonostante le nostre divergenze d’opinioni – vorrei cercare di spiegartene il motivo. Tu sai certamente di essere ormai un’icona dell’astrofisica e della donna scienziato: ad ogni scoperta astronomica i giornalisti si rivolgono solo a te per un commento e la tua opinione è richiesta anche nei dibattiti su svariate questioni etiche, politiche, di costume. Spero non ti sfugga quale formidabile potere di convinzione, soprattutto sui giovani, abbiano le tue parole, i tuoi giudizi, i tuoi libri.
  Ora, non credo esista un tuo scritto o un tuo intervento orale nel quale, dopo poche righe o pochi minuti, tu non abbia inserito l’affermazione di essere atea. Naturalmente questa è una rispettabile opinione personale, ma, nell’attuale contesto culturale, il problema collegato alla tua apodittica dichiarazione è che l’ateismo cui tu fai riferimento, quello serio, filosofico, meritevole di attenzione e confronto serrato, l’atesimo di Nietzsche, di Feuerbach, di Marx, non esiste più. È stato ormai soppiantato dall’indifferenza, figlia del frastuono sommergente della pubblicità e della in-civiltà del benessere, o dallo scherno beffardo e superficiale. Forse non era nelle tue intenzioni, ma il tuo sardonico suggerimento – nell’intervista – di sganciare una bomba atomica sul Vaticano, invece che scendere in campo seriamente sul piano del confronto delle idee, rivela una mescolanza di fondamentalismo e di scarso rispetto per chi non la pensa come te, che, solo per questo, sbeffeggi come un povero ingenuo. Vedi Margherita, mi preoccupa il messaggio che lasci ai giovani: le tue parole li inducono a non approfondire, a non formarsi un’opinione critica per poi rispondere autonomamente, in libertà, alla domanda primordiale: «Cos’è la Verità?».
  Nei fatti, forse non nelle intenzioni, li consigli di lasciar perdere, tanto «sono solo ingenuità del passato». Lungi da me cercare di farti cambiare idea, ma sei certa di voler proporre ai giovani di relegare tra gli ‘ingenui’, scienziati (non filosofi o teologi !) come Planck, Einstein, Heisenberg, Pauli, e tutti coloro che hanno cercato con passione per tutta la vita non solo le ‘leggi’ della natura, ma anche il senso ultimo dell’esistenza? Nell’intervista ti si chiede cosa ne pensi del nuovo ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini.
  Rispondi avanzando dubbi sulla possibilità che un avvocato a te sconosciuto sia la persona più adatta a guidare tale ministero. Ho ascoltato il giovane ministro nel suo primo – credo – discorso pubblico, durante l’inaugurazione in Campidoglio di un Simposio europeo di docenti universitari dal titolo – che forse tu troverai provocatorio – «Allargare gli orizzonti della razionalità».
  Ha detto poche parole, dense di significato, citando Wittgenstein dove dice: «Anche quando la Scienza avesse dato risposta a tutte le sue domande, non avrebbe ancora risposto alla domanda esistenziale dell’Uomo» e ha concluso, conseguentemente, con la promessa dell’impegno del suo ministero a rilanciare lo studio della Filosofia in tutte le scuole. A questo punto, mi sembra quasi di sentirti sbottare, nel tuo accento inconfondibile: «Son tutte bubbole!». Prima però di chiudere la porta, senza appello, ad ogni apertura metafisica, vorrei sottoporti due considerazioni. La prima discende dalla rivoluzione epistemologica della Fisica moderna, rispetto a quella di Galileo e Newton. Nella tua intervista tu indichi come compito dello scienziato quello di scoprire le «leggi della natura»: come sai questo termine ottocentesco è ormai desueto e ha lasciato il posto ad espressioni come ‘teoria’, ‘equazioni’, ‘modello’. Non si tratta di mere distinzioni linguistiche: il significato profondo è che la Fisica moderna ha riconosciuto l’impossibilità di giungere, dal suo interno, ad una comprensione esaustiva della realtà. Anche se tu volessi limitare la totalità della realtà ai soli ‘fenomeni’ fisici, la Fisica attuale non ti assicura di poter arrivare alle sue radici. La soluzione del cruciverba dell’Universo da parte dello scienziato, cui fai riferimento nella tua intervista, non avrà mai fine. Forse val la pena di meditare, filosoficamente, che senso abbia tutto questo.
Ma c’è dell’altro. Ogni mattina e sera ho davanti agli occhi il sorriso di un bambino: non parla, sorride solamente, ma con quel sorriso esprime un amore profondo ed incondizionato che si propaga e contagia chiunque entri in comunicazione con lui. La mia razionalità si ribella al pensare che quell’amore sia meno reale di un fenomeno fisico, di un atomo o di una stella, né mi si può convincere che sia riducibile alla semplice somma di reazioni biochimiche e di impulsi sinaptici. Se anche quell’amore giacesse ormai sottoterra putrefatto, non servirebbe e non sarebbe servito a nulla. Ma allora, se l’amore non è credibile, anche tutto lo svolgersi dell’Universo lungo i suoi 13,7 miliardi di anni non avrebbe più senso, né avrebbe senso alzarsi ogni mattina per iniziare un nuovo giorno: per far cosa? per attendere penosamente la dissoluzione nel Nulla?
  Il tuo credo razionalistico, togliendo significato essenziale all’unica realtà credibile, l’amore, tronca alla radice ogni speranza. È veramente questo il messaggio che vuoi trasmettere alle generazioni future? Pensaci, Margherita.
Con affetto.

 * Di: Piero Benvenuti -Università di Padova

Inserito da: d'adamo vincenzo | Giugno 6, 2008

Scienza e Fede

Un incontro a Roma sui rapporti tra scienza e religione

di Luca M. Possati

“Nelle dispute di problemi naturali non si dovrebbe cominciare dalle autorità di luoghi delle Scritture, ma dalle sensate esperienze e dalle dimostrazioni necessarie”. Con queste parole, nella famosa lettera alla granduchessa madre Cristina di Lorena (fine dell’estate 1516), Galileo Galilei apriva le porte di una questione abissale:  quali sono i limiti dell’autonomia scientifica? Fin dove la scienza può spingersi senza la Rivelazione, senza un sapere ultimo dell’uomo e della sua salvezza? Scrittura e natura procedono entrambe “dal Verbo divino”, scriveva il pisano alla nobildonna, “quella come dettatura dello Spirito Santo, questa come osservantissima esecutrice de gli ordini di Dio”. La Scrittura ci parla della salvezza, delle verità rivelate e soprannaturali, ma non delle conoscenze naturali, quelle che possiamo conoscere con i sensi e con l’intelligenza matematica. Essa dunque non può essere usata per confutare una verità dimostrata dalla scienza sperimentale.
A circa cinquecento anni di distanza, la distinzione posta dal Galilei resta ancora al centro del dibattito scientifico, tema di discussione per scienziati, teologi, filosofi ed esegeti. A dimostrarlo è stato l’incontro intitolato “Per la formazione scientifica ed altri saperi”, tenutosi venerdì 23 maggio presso l’oratorio del Collegio Romano a Roma, al quale sono intervenuti, tra gli altri, José Funes, direttore della Specola Vaticana, Renato Guarini, Rettore dell’università “La Sapienza”, Giorgio Israel, docente di Storia della matematica a “La Sapienza”, Luciano Maiani, presidente del Cnr e Giancarlo Pani della “Chiesa della  Sapienza”,  la  Cappella del primo Ateneo romano.
Al centro del dibattito, il dialogo tra i saperi per le giovani generazioni nel contesto universitario ed ecclesiale, senza dimenticare le note vicende del gennaio scorso:  la mancata visita di Benedetto xvi allo Studium Urbis.
È una tendenza dominante tra gli scienziati di oggi cercare di dimostrare la propria scientificità facendo ricorso ad un intransigente materialismo e ad un rigoroso metodo naturalista. In tale prospettiva, misura del sapere sarebbe soltanto l’empiricamente attestabile. “Ma una visione di questo tipo – ha spiegato Israel – deriva da una considerazione distorta della storia della scienza”. L’importante è “evitare i fraintendimenti”, ha aggiunto il docente, perché “molti scienziati del passato non sono stati materialisti”. Il vero rischio “è credere che l’unica forma di razionalità sia quella naturalistica”.
Occorre cambiare prospettiva:  non bisogna cercare il conflitto tra fede e ragione là dove esso non c’è. “Tutti i grandi pensatori della Rivoluzione scientifica sono stati perseguitati”, ha precisato Israel. Ciò non significa che in quel periodo si sia prodotto una scontro intrinseco tra fede e ragione. “Galilei, Descates, Newton, Copernico sono stati grandi teologi laici, con una propria visione teologica e filosofica” tanto che “il senso di molti concetti fondativi delle loro teorie non si può capire se non si fa riferimento a questa visione teologica di fondo”. Così – secondo lo storico della matematica – fare della scienza il “baluardo dell’ateismo” è sbagliato, perché significa “assegnare alla scienza qualcosa che non le appartiene affatto” creando “scissioni controproducenti, negative sia per le scienze naturali, sia per le scienze umane”.
Alla luce di simili considerazioni, le critiche sollevate da molte parti alla visita di Benedetto xvi a “La Sapienza” sono state il sintomo di un profondo fraintendimento del compito della scienza. Come affermava l’allora cardinale Joseph Ratzinger nella conferenza del 15 febbraio 1990 – quella al centro delle contestazioni del gennaio scorso – “La fede non cresce a partire dal risentimento e dalla messa in questione della razionalità, ma solo a partire da un suo fondamentale apprezzamento e da una più ampia ragionevolezza”. “L’autonomia del sapere scientifico – ha ribadito Israel – è qualcosa di imprescindibile”. Nella vicenda della visita mancata “si possono ritrovare due elementi:  un equivoco, cioè il pensare che quella visita fosse solo per l’inaugurazione dell’anno accademico, e la valutazione sbagliata di un’affermazione di Ratzinger nella conferenza del 1990. Fa parte dell’etica scientifica ammettere i propri errori, ma questo ancora non è accaduto”. In quella conferenza Ratzinger ha voluto mostrare come nel Novecento il mutato atteggiamento nei riguardi di Galilei fosse il segno di una profonda crisi di fiducia della scienza in se stessa. Proprio per questo, ha detto Israel, “Ratzinger è un galileiano”.
Secondo Luciano Maiani, uno dei docenti che ha firmato la lettera al Rettore nella quale si auspicava che “l’incongruo evento” potesse essere “annullato”, il “caso de “La Sapienza” non è sorto dalla contestazione del discorso del 1990″. Quel che va ricordato dell’”episodio”, piuttosto, è “la forte affermazione dell’autonomia della scienza e della formazione rispetto all’influenza del pensiero religioso”.
“Sono uno scienziato – ha detto Maiani – e ho avuto la fortuna di crescere in un momento storico molto interessante per la mia disciplina, a contatto con persone straordinarie, tutte aperte al dialogo, di tutte le confessioni”. I fisici sono naturalmente portati al dialogo, perché “la ricerca pone obiettivi ai quali tutti guardano e perciò, guardandoli, dimenticano le opposizioni storiche e ideologiche”. Anche negli anni della Guerra Fredda, “la comunità fisica ha saputo mantenere aperto il dialogo tra Occidente e Unione Sovietica”.
L’incontro all’oratorio del collegio romano è stata anche l’occasione per la presentazione del volume Ratzinger-Galileo alla Sapienza (Palermo, Sigma Edizioni, 2008, p. 80), che raccoglie il testo della conferenza del 1990, quello dell’Angelus di domenica 20 gennaio e la ricostruzione storica di Giancarlo Pani:  Il caso Galileo:  il metodo scientifico e la Bibbia.

L’Osservatore Romano, Edizione quotidiana del 26-27 maggio 2008 pag. 5

Inserito da: d'adamo vincenzo | Maggio 21, 2008

Per la formazione scientifica ed altri saperi

Con l’incontro del 23 maggio 2008 desideriamo prendere in considerazione le grandi questioni che animano o inquietano la formazione scientifica oggi e riflettere sulla loro rilevanza antropologica, etica e sociale. Nel contesto delle attuali tensioni culturali e della ricerca che attraversa il mondo accademico e quello ecclesiale, non è scontato che la formazione scientifica si concepisca, si sviluppi e si rapporti ad altri “saperi” propriamente umanistici, morali e religiosi, così come testimonia, invece, la migliore proposta filosofica e teologica.

Le vicende del gennaio scorso – la mancata visita del Papa alla Sapienza e quanto ne è scaturito – sollecitano un confronto che vada al di là delle specifiche appartenenze o delle dinamiche “istituzionali”, per prestare attenzione al senso fondamentale dell’ essere e dell’ agire in Università: contribuire alla crescita e alla formazione integrale dei giovani cittadini del nostro Paese. Una formazione professionale e culturale aperta, critica, completa, competente, responsabile…In questa luce anche la presa di posizione nel libro “Ratzinger-Galileo alla Sapienza”, che presentiamo con p. Giancarlo Pani, intende offrire lo spunto per ricondurre la nostra riflessione – a partire dal “metodo scientifico e la fede religiosa” – nell’esercizio del pensiero obiettivo e quindi al servizio di una formazione corretta. A tal fine accogliamo con vivo interesse il competente contributo di ricerca e di riflessione dei Relatori: i professori Maiani, Israel, Pani della Sapienza e Funes direttore della Specola Vaticana.

L’incontro si terrà in un luogo simbolico, significativo per la formazione scientifica, filosofica e teologica dei Gesuiti: l’oratorio del Collegio Romano, in via del Caravita, nei pressi della Chiesa di Sant’Ignazio. L’iniziativa è dedicata alla memoria del gesuita p. Angelo Secchi, astronomo, teologo e sacerdote.

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